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Non parlatemi di svezzamento

Durante il primo anno di vita dei miei bambini, lo svezzamento (che più correttamente andrebbe chiamato alimentazione complementare) è stato il periodo che ho affrontato con grande preoccupazione e insicurezza. Avrà mangiato abbastanza? Perché non lo mangia? Devo preparare altro?

Dalla suocera alla vicina di casa, quando arriva per il nostro bimbo il fatidico momento dello svezzamento tutti si sentono in dovere di dirci cosa bisogna fare. Quello che dovrebbe essere un momento discoperta troppo spesso si trasforma invece in un momento di ansia e frustrazione per tutta la famiglia, soprattutto se il piccolo proprio non ne vuole sapere delle novità…

Ogni bimbo è a sé ed è importate rispettare i suoi tempi, ma se è vero che non esiste un metodo di svezzamento giusto “in assoluto”, ci sono alcune indicazioni di massima che è bene tenere a mente, come ci ricordano gli esperti di Nutripedia, per vivere in serenità questa tappa dello sviluppo del bambino, imparando anche a farci scivolare addosso i consigli non richiesti (e spesso pure sbagliati).

 

Svezzamento: ogni bambino ha i suoi tempi

Tre figli, tre modi diversi di iniziare ed affrontare lo svezzamento perché ogni bambino reagisce ai sapori e consistenze nuove in maniera differente e così hanno confermato i miei bambini.

Da neo-mamma ho seguito scrupolosamente le indicazioni del pediatra che, data la mia inesperienza, mi ha fornito tutte le indicazioni per partire: ho iniziato con la frutta, qualche cucchiaino di mela omogenizzata fino ad arrivare alla giusta quantità.

Poi si passa a sostituire un pasto con il brodo vegetale, semplice con patata, zucchina e carota, da abbinare a crema di riso, tapioca, ecc., a cui in seguito aggiungere carne e pesce sempre omogeneizzati.

Per tutti e tre ho adottato questa procedura ma in tempi diversi. Con il primo, seguendo diligentemente la tabella di marcia, non ho avuto grandi difficoltà ad introdurre sapori nuovi e sono partita al compimento dei sei mesi come indicato dal pediatra.

La mia seconda bambina è stata una vera prova di sopravvivenza, un tira e molla ad ogni novità. Ogni volta che introducevo un nuovo alimento passavo buona parte del suo pisolino post pranzo a ripulire il seggiolone e il pavimento della cucina dagli schizzi di cibo che partivano sia dalla sua bocca che dal cucchiaino che le lasciavo in mano per meglio abituarla al nuovo.

Certo anche gli altri due sputacchiavano e giocavano con la pappa ma lei di mangiare non ha mai voluto saperne. Del resto, continua a mangiare il minimo indispensabile anche ora.

Come ho risolto? Con tanta pazienza e sperimentando metodi, cotture, preparazioni e distrazioni sempre nuove. Ho fatto di tutto dall’accendere l’aspirapolvere alla musica rock per distrarla, dal preparare direttamente io il cibo a comprare quelli già pronti per farle accettare i sapori. Oggi so, grazie agli esperti d i Nutripedia, che non è corretto cercare di distrarre il bambino per farlo mangiare e che è invece importante valorizzare il momento del pasto, lasciando che il bambino si concentri sul cibo.

La terza bambina ha seguito le orme del fratello maggiore e si conferma tutt’ora una buona forchetta: io ero sicuramente una mamma più rilassata, forte dell’esperienze precedenti, e il periodo dello svezzamento l’abbiamo vissuto con uno spirito più positivo.

 

Lo faccio io o compro il vasetto?

Questa domanda me la sono fatta mille volte e aggiungo che spesso ho optato per il babyfood già pronto. Vuoi per la comodità di avere in pochi minuti il pasto pronto mentre il bambino urla dalla fame o per la mancanza di tempo da mamma lavoratrice e poco organizzata, lo ammetto.

Vi assicuro che sono partita con le migliori intenzioni di preparare da me ogni piatto partendo dagli alimenti freschi, ma parlandone con il pediatra, ho ammorbidito le mie convinzioni.

Il medico mi ha spiegato, ad esempio per introdurre la mela, che per i bambini la frutta omogenizzata è più semplice da accettare e non rischiano di trovarsi in bocca pezzetti più grossi che possono rimanere se viene grattugiata.

Ma la ragione che mi ha convinta soprattutto a scegliere Gli alimenti già pronti dedicati all’infanziaè che sono sicuri, controllati e certificati da una legislazione dedicata, questo garantisce un’elevata qualità del prodottoeminor rischio di contaminazione.

Sì al cibo fresco e fatto in casa masolo se siamo certe della provenienza e della qualità, in alternativa il vasetto pronto è un’ ottima scelta.

 

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