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Latte materno e alimentazione complementare

Tutti sanno che il latte materno è il migliore alimento possibile per un bambino, ma non tutti pensano al fatto che anche il latte di mamma abbia una sua “vita”.

L’allattamento esclusivo al seno offre al bambino benefici a breve e a lungo termine ed è fortemente raccomandato per i primi 6 mesi di vita.

Progressivamente, però, il latte materno da solo diventa insufficiente a soddisfare i fabbisogni nutrizionali del bambino in crescita, soprattutto per quanto riguarda l’apporto di energia, proteine, ferro, zinco e di alcune vitamine liposolubili come la vitamina A.

Quando inizia lo svezzamento (o meglio “l’alimentazione complementare”, come attualmente viene denominata) vengono inseriti i primi alimenti semisolidi, scelti per fornire la necessaria integrazione al latte materno, e progressivamente si arriva ad una alimentazione completa intorno ai 12 mesi.

Questo non significa che il latte materno dopo i primi 6 mesi di vita vada eliminato: è fondamentale mantenerlo il più a lungo possibile, perchè continua a procurare importanti vantaggi al bambino, naturalmente integrato con l’alimentazione complementare.

Il latte materno infatti

  • contribuisce a formare una flora intestinale più adatta a digerire i primi cibi;
  • ha un ruolo protettivo contro le infezioni gastrointestinali e respiratorie e la morte in culla (SIDS – sudden infant death syndrome);
  • riduce l’incidenza di alcuni tumori pediatrici (in particolare linfomi e leucemie), di diabete tipo 2, di malattie cardiovascolari e il rischio futuro di obesità (la durata dell’allattamento al seno è inversamente correlata con il rischio di sovrappeso; ogni mese di allattamento al seno è associato ad una riduzione del rischio del 4 %.);
  • ha un effetto positivo sullo sviluppo neuro-cognitivo del bambino.

Oltre a questi benefici psico-fisici per il bambino, continuare ad allattare al seno serve anche a sperimentare con tranquillità e gradualità l’approccio alle prime pappe, senza farsi angosciare dal timore che il bambino non mangi abbastanza. Serve anche ad educarlo ad una “biodiversità gustativa” (già iniziata nella vita fetale e poi attraverso il latte della mamma che cambia sapore ad ogni poppata) che dovrà proseguire per tutta l’infanzia. È, infatti, fondamentale che il bambino, sin da piccolo, si abitui a diversi sapori e sperimenti un’alimentazione varia e completa.

Quindi, se si può scegliere, fino a quando conviene continuare ad allattare al seno?  Fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano.

Purtroppo per molte donne la ripresa dell’attività lavorativa rappresenta un ostacolo all’allattamento e la causa della sua interruzione. Sarebbe, invece, opportuno che la mamma fosse incoraggiata e sostenuta nel proseguire l’allattamento al seno anche quando il bambino frequenta il Nido d’infanzia.

Per saperne di più: www.ats-milano.it  – documento Pappa al Nido

Fonte:

Short and long term effects of breastfeeding:  a systematic review.  World Health Organization 2013
Breast feeding and obesity: cross sectional study.BMJ.1999;319:147-50.

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