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Dieta mediterranea nei primi 1000 giorni

Un adeguato stile di vita della donna, già prima del concepimento, è essenziale per un corretto sviluppo e una ottimale crescita del bambino. Nel periodo pre-concezionale, infatti, il buono stato di salute della mamma, il suo stile di vita, la corretta alimentazione influenzano in primo luogo il successo del concepimento e il normale sviluppo embrionale, ma anche e soprattutto la crescita e il benessere del bambino nelle fasi successive della vita. Secondo lo studioso Barker, i primi 1000 giorni di vita di un individuo, che comprendono, idealmente, il periodo che va dal concepimento sino all’incirca ai primi 2 anni di vita, sono un periodo cruciale per l’intera esistenza.

La dieta mediterranea, patrimonio dell’UNESCO dal 2010, è nota per essere un regime alimentare “protettivo”, basandosi prevalentemente su alimenti di origine vegetale (cereali integrali, frutta, verdura, olio extravergine d’oliva, legumi consumati frequentemente e in elevate quantità) consumo moderato di pesce, carne bianca, uova e prodotti caseari e solo sporadica assunzione di carne rossa, processata e prodotti dolciari [1]. Negli ultimi anni, diverse metanalisi hanno dimostrato che l’aderenza ad un pattern di tipo mediterraneo si associa ad una significativa riduzione della mortalità e dell’incidenza delle malattie cronico-degenerative [2].

Anche durante le prime epoche di vita, e quindi i primi 1000 giorni, la dieta mediterranea sembra giocare un ruolo importante. Difatti è ormai noto che l’alimentazione della donna, già durante la gravidanza può influenzare la crescita fetale, l’outcome della gravidanza stessa e la salute a lungo termine del bambino. Le diete ricche di grassi (soprattutto saturi) favorisciono l’infiammazione della placenta, con possibile alterazione della crescita del feto e alterazione dello sviluppo dei polmoni. Quest’ultima potrebbe predisporre il nascituro ad un aumentato rischio di sviluppare difficoltà respiratorie alla nascita [3]. Questi dati, per quanto ancora molto recenti e quindi necessitanti di ulteriori studi di conferma, sono molto interessanti, soprattutto se si pensa che molte diete occidentali sono caratterizzate da una elevata assunzione di grassi (Western diet).

Da uno studio coinvolgente 66000 donne gravide è emerso che l’elevata aderenza ad una dieta ricca di verdura, frutta, olio d’oliva, cereali integrali, pesce e acqua, e quindi molto simile alla dieta Mediterranea, è associata ad un ridotto rischio di parto pretermine, rispetto a quanto osservato in donne poco aderenti alla stessa oppure aderenti ad una dieta di tipo “western”, ricca in alimenti processati, alimenti raffinati e dolci [4]. Inoltre  una bassa aderenza alla dieta mediterranea nelle prime fasi della gravidanza sembra associarsi ad un più basso peso alla nascita del neonato [5].

Anche in termini di prevenzione della malattia allergica, la dieta mediterranea potrebbe avere un ruolo. Dai risultati di una recente revisione sistematica, è stato suggerito che durante periodi critici della vita, quali gravidanza e allattamento, diete ricche in frutta e verdura potrebbero, difatti, associarsi ad un ridotto rischio di sensibilizzazione allergica e rinite allergica nel bambino, al contrario di quanto succede in presenza di un elevato consumo di margarina e alimenti processati [6].La Western Diet, caratterizzata da elevato consumo di cereali raffinati, carne rossa, dolciumi e prodotti ricchi di grassi saturi, invece, si associa ad un maggiore rischio di asma e iper-reattività bronchiale [7].

Sulla base di queste evidenze si può quindi ipotizzare un ruolo protettivo della Dieta Mediterranea, non solo in età adulta, come ormai ben noto, ma anche nelle prime epoche di vita, supportando quindi la necessità di programmi di promozione di questo tipo di regime alimentare durante i cosiddetti primi 1000 giorni.

 

  1. Davis C, Bryan J, Hodgson J, Murphy K. Definition of the Mediterranean Diet; a Literature Review. 2015;7:9139-53.
  2. Sofi F, Macchi C, Abbate R, Gensini GF, Casini A. Mediterranean diet and health status: an updated meta-analysis and a proposal for a literature-based adherence score. Public Health Nutr. 2014;17:2769-82.
  3. Mayor RS, Finvh KE, Zehr J, et al. Maternal high-fat diet is associated with impaired fetal lung development. Am J Physiol Lung Cell Mol Physiol. 2015; 309:360-368
  4. Englund-Ögge L, Brantsæter AL, Sengpiel V, Haugen M, Birgisdottir BE, Myhre R, Meltzer HM, Jacobsson B. Maternal dietary patterns and preterm delivery: results from large prospective cohort study. BMJ. 2014;348:g1446.
  5. Timmermans S, Steegers-Theunissen RP, Vujkovic M, den Breeijen H, Russcher H, Lindemans J, Mackenbach J, Hofman A, Lesaffre EE, Jaddoe VV, Steegers EA. The Mediterranean diet and fetal size parameters: the Generation R Study. Br J Nutr. 2012;108:1399-409.
  6. Netting MJ, Middleton PF, Makrides M. Does maternal diet during pregnancy and lactation affect outcomes in offspring? A systematic review of food-based approaches. Nutrition. 2014;30:1225-41.
  7. Berthon BS, Wood LG. Nutrition and respiratory health – Feature review. 2015; 7:1618-1643

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